VELSNA/VOLSINII/ORVIETO
= «luogo fortificato»?
Che Bologna fosse una antica fondazione etrusca, chiamata Felsina, è una notizia che sanno tutti e da parecchio tempo. Almeno dall'epoca di Plinio il Vecchio, il quale si esprime esattamente così: Intus coloniae Bononia, Felsina vocitata tum cum princeps Etruriae esset.... «Dentro della colonia (c'è) Bologna, chiamata Felsina allorquando era la principale dell'Etruria....» (Nat. Hist., III, 15). Ed è pure noto che essa cambiò nome quando fu conquistata dai Galli Boi (sec. IV a.C.), che le misero il nome celtico di Bononia(1).
La presenza degli Etruschi nel sito di Bologna o nelle immediate vicinanze è ampiamente dimostrata anche da numerosi resti e reperti archeologici; e pue da una quarantina di iscrizioni in lingua etrusca.
Ebbene, è del tutto legittimo chiedere se il nome della città risulti documentato anche nelle numerose iscrizioni etrusche che ci sono state conservate oppure no. La risposta è senz'altro positiva.
Per il vero il nome della città in quanto tale non risulta documentato nelle iscrizioni, mentre risultano ampiamente documentati alcuni gentilizi che sono strettamente connessi col toponimo (in tutti i domini linguistici molto di frequente antroponimi e toponimi si richiamano tra di loro, dato che un antroponimo può derivare da un toponimo o viceversa). Questi gentilizi sono:
[F]elzanas «(di) Felsinio», gentilizio masch. in genitivo patronimico fossilizzato (LEGL 78), variante di Felz[n]a (Vs 1.218).
Felz[n]a «Felsinio», gentil. masch., da confrontare con quello lat. Felsinius (RNG) (Vs 1.163).
Felznei «Felsinia», femm. del gentilizio Felz[n]a (AS 1.263, 280; Cl 1.2646).
Felsinei «Felsinia», gentilizio femm., da confrontare con quello lat. Felsinius (RNG) (AS 1.185).
Felsnas «(di) Felsinio», gentilizio masch. in genitivo patronimico fossilizzato (LEGL 78), variante di Felsni (Ta 1.107).
Felsni «Felsinio», gentilizio masch. da confrontare con quello lat. Felsinius (RNG) (TCOR 12)(2).
Molto notevoli sono questi altri due gentilizi, per il fatto che derivano chiaramente dall'aggettivo etnico di Felsina, in origine cognomen = "nativo od originario-a di Felsina»:
Felzumnati «*Felsinatia», gentilizio femm. (Cl 1.1230).
Helzumnatial «di *Felsinatia», gentilizio femm. in genitivo (Cl 1.1121, 1229).
Tutto ciò premesso, c'è ulteriormente da chiedersi se
è possibile almeno intravedere quale possa essere stato il
significato originario del toponimo Felsina, o, in altre
parole, quale possa essere stato il significato del corrispondente
appellativo. A me sembra che ciò sia possibile, nel senso che
sia lecito formulare una proposta che ha tutti i caratteri della
buona probabilità e della buona verosimiglianza.
Torno a dire che, quando i Galli Boi conquistarono Felsina le mutarono il nome in quello di Bononia, che deriva dal celtico bona «fondazione, base, oppidum», cioè «luogo fortificato», il quale trova largo riscontro nella Gallia ed anche altrove. Si vedano Juliabona, odierna Lillebone, Boulogne-sur-Mer, Boulogne-sur-Seine, Ratisbona, Vindobona, odierna Vienna, ecc.(3).
A questo fatto aggiungo e faccio osservare che Tito Livio (XXX 37, 4), parlando della città di Bologna, usa la espressione ad Felsinam oppidum.
Fatta questa premessa, dico che è verosimile che in realtà i Galli mutando il nome di Felsina in quello di Bononia non abbiano fatto altro che "tradurre" un vocabolo etrusco con uno corrispondente celtico, aventi, l'uno e l'altro, il medesimo significato di oppidum «luogo fortificato». In tutti i domini linguistici infatti è un fenomeno assai frequente quello della "traduzione" di un toponimo espresso in una lingua precedente in un altro espresso in una lingua seguente. Sia sufficiente segnalare che in Sardegna attualmente esistono sette villaggi chiamati Villanova, con una denominazione italiana che non è altro che la traduzione del loro nome sardo Bidda Nòa(4). La supposizione che anche per Felsina/Bononia sia intervenuto un fatto di "traduzione" trova una buona conferma nella citata espressione latina usata da Livio. Tanto che possiamo ragionevolmente interpretare che Bononia = oppidum non sia altro che la traduzione di Felsina = oppidum e che l'espressione liviana Felsina oppidum non sia altro che una tautologia od anche un toponimo bilingue.
Dunque è verosimile e probabile che la città etrusca di Felsina in origine ed in realtà significasse «oppidum, luogo fortificato». La quale è una connotazione che trova esatto riscontro nel nome di moltissime altre città di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Basti ricordare che nella vasta area dell'antico Impero romano o delle odierne lingue romanze esistono decine e decine di centri abitati che traggono la loro denominazione dal lat. castrum, vocabolo che per l'appunto era quasi sinonimno di oppidum.
Oltre a tutto ciò, premetto che ritengo che la connessione che Giacomo Devoto aveva stabilito tra il toponimo Felsina e il relativo gentilizio Felsna col nome dell'altra importante città etrusca Velzu, Velsena, Velsna = lat. Volsinii «Orvieto» vada accettata, dato che è consentita dalle ormai ben conosciute norme della fonetica storica della lingua etrusca(5). A tal fine è da citare il nome etrusco di Fiesole, che suonava esattamente Visl, Vipsl, al quale corrispondeva il lat. F(a)esulae (Fs 8.2). Inoltre sono da citare queste corrispondenze: Felmv «Fulmonio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Fulmonius (RNG) (Vt 4.1) e con l'altro etr. Vhelmus; Flave «Flavio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Flavius (RNG) e con l'altro etr. Vhla[v]e, Hvlaves; Fulvenas «di Fulvenio», gentilizio masch. in genitivo, da confrontare con quello lat. Fulvenius (RNG) e con gli altri etr. Vhulvenas, Vhulves.
Tutto ciò premesso, è logica ed evidente la conclusione che possiamo trarne: anche per Velzu, Velsena, Velsna = lat. Volsinii «Orvieto» si può prospettare con buona probabilità e con notevole verosimiglianza l'ipotesi che il suo significato originario ed effettivo fosse per l'appunto «oppidum, luogo fortificato». E tale significato si adatterebbe alla perfezione alle caratteristiche geologiche di questa città, dato che non esiste nessun altro stanziamento etrusco che possa competere con essa ai fini di una difesa di carattere militare.
1) Cfr. W. Schulze, Zur Geschichte Lateinischer Eigennamen (1904) - Mit einer Berichtigungsliste zur Neuausgabe von Olli Salomies, Zürich-Hildesheim, 1991, pag. 568; C. Battisti, Sostrati e parastrati nell'Italia preistorica, Firenze, 1959, pag. 364.
2) Queste e le successive sono tutte sigle adoperate nell'importante raccolta Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen, 1991, di Helmut Rix e collaboratori.
3) Cfr. G.B. Pellegrini, nell'opera collettiva a cura di Aldo Prosdocimi, Popoli e Civiltà dell'Italia antica, I-VIII, Roma, 1974..., vol. VI, pag. 118 § 31; G.B. Pellegrini, Toponomastica Italiana, Milano, 1990, pag. 110.
4) Cfr. M. Pittau, I nomi di paesi città regioni monti fiumi della Sardegna - significato e origine, Cagliari, 1997, sub vocibus.
5) G. Devoto, in «Studi Etruschi», XV (1941), pagg. 171-176; e in Scritti Minori, Firenze, 1967, II, pagg. 152-153. Al contrario ritengo che vada respinta, come del tutto inverosimile, la relativa spiegazione che l'archeologo Silvio Ferri aveva prospettato per quella connessione: «i grammatici romani avrebbero ricostruito l'antico nome [di Felsina] leggendo F il digamma»; vedi S. Ferri, in «Parola del Passato», 1950, pagg. 60-62; e in Opuscula, Firenze, 1962, pag. 506 nr 7.