Il «fegato di Piacenza»,
che è un modellino in bronzo di un fegato di ovino, trovato
nel 1877 propriamente a Gossolengo, in provincia di Piacenza,
è molto importante sia dal punto di vista della religione
degli Etruschi, sia da quello della loro lingua. Esso infatti porta
inciso, dentro apposite 40 caselle ed in lingua etrusca, il nome di
alcune decine di dèi e di semidei e doveva avere, rispetto
alla «disciplina etrusca» e più di preciso alla
aruspicina od epatoscopia, la finalità di sussidio mnemonico
ad uso dell'aruspice e di sussidio didattico a vantaggio dei
discepoli-apprendisti. Questo modellino bronzeo di fegato trova
riscontro in altri trovati in Etruria ma fatti di terracotta, del
tutto simili, a qualcuno trovato nella antica e lontana
Babilonia.
Preciso subito che a me personalmente, in questa sede e in questo
momento, interessa soltanto l'aspetto linguistico di quell'importante
documento; rispetto al quale intendo presentare alcune mie nuove
acquisizioni ermeneutiche, con le quali mi lusingo di portare a
compimento, sia pure a solo titolo di probabilità o di
verosimiglianza, la interpretazione dell'intero quadro di quei nomi,
con la sola eccezione di due che mi sono rimasti ancora
inspiegati.
Intanto c'è da premettere che come documento linguistico il
fegato di Piacenza appartiene al periodo del neo-etrusco,
cioè, storicamente, al periodo ellenistico, tra i secoli IV e
I avanti Cristo, come è chiaramente dimostrato anche dalla
lunga serie di dèi e semidei greci che vi risultano incisi
accanto a quelli propriamente etruschi.
È poi da precisare che, allineati e separati l'uno dall'altro,
come sono, in altrettante caselle, i nomi degli dèi e dei
semidei non offrono propriamente un "contesto linguistico", per cui
ai fini della "traduzione" di ciascuno non è possibile trarre
lumi dal nome di un altro vicino oppure lontano. In altre parole dico
che noi non abbiamo di fronte delle «frasi», ma abbiamo
solamente la serie di una quarantina di nomi isolati l'uno
dall'altro, i quali per ciò stesso non presentano alcuna
connessione morfo-sintattica fra loro e quindi nessuna
possibilità di reciproca interpretazione propriamente
linguistica. L'unico appiglio contestuale propriamente linguistico
è costituito dalla circostanza che, quando non sono abbreviati
- anche in modi differenti -, i nomi degli dèi e dei semidei
risultano in caso
genitivo. E si intravede
facilmente che questo genitivo è da interpretarsi come effetto
di una sottintesa formula di questo tipo: «casa (o casella) di
....».
Constata dunque, purtroppo, la mancanza di un vero e proprio
«contesto linguistico», per fortuna ne abbiamo un altro, un
«contesto culturale» e più precisamente un
«contesto religioso e mitologico», che invece noi
conosciamo quasi perfettamente, in quanto presenta sia
divinità etrusche da noi sicuramente conosciute per altra via,
sia dèi e semidei greci, da noi conosciuti molto bene per via
della comune conoscenza storica che possediamo della civiltà
greca. Questo «contesto culturale» ci consente in una certa
misura di andare dall'uno all'altro dio o semidio, che ovviamente si
richiamano fra loro con sufficiente verosimiglianza e con discreto
grado di probabilità. Ad es., se noi interpretiamo che il nome
pul sia l'abbreviazione di Pultuce «Polluce», uno dei Dioscuri, siamo
indotti ad interpretare con grande verosimiglianza che i vicini nomi
di tvn e leas
indichino rispettivamente «Tindaro» e «Leda»,
padre e madre dei Dioscuri; ed ovviamente l'interpretazione di questi
due nomi conferma quella del primo.
È poi da osservare che i nomi degli dèi e dei semidei
più importanti risultano in più caselle, mentre alcune
caselle comprendono più nomi di dèi o di semidei. I
semidei sono quasi tutti di origine greca, ma la effettiva valenza
religiosa che essi avranno avuto tra gli Etruschi nella loro pratica
della interpretazione aruspicinale a noi adesso sfugge
completamente.
Delle pubblicazioni recenti, quelle che trattano in maniera
più ampia ed approfondita il nostro argomento sono l'opera di
A. J. Pfiffig, Religio
Etrusca (Graz, 1975, pagg.
121-127 e passim) e quella del sottoscritto M. Pittau,
Testi Etruschi tradotti e
commentati - con vocabolario
(Roma 1990, Bulzoni Editore, sigla TET,
num. 719). È poi da precisare che la lettura di alcuni nomi
incisi sul fegato è stata corretta nel 1981 da A. Maggiani,
nella rivista «Studi Etruschi» (49, pagg. 263-267); del
quale è pure l'articolo dedicato all'argomento nel
Dizionario della
Civiltà Etrusca, a
cura di M. Cristofani (Firenze, 1985). Le altre opere qui sotto
citate in sigla sono le seguenti: CIE = Corpus Inscriptionum Etruscarum; ThLE I
= Thesaurus Linguae Etruscae, I Indice lessicale (Roma, 1978); DELG =
P. Chantraine, Dictionnaire
Étymologique de la Langue Grecque, I-II (Paris, 1968-1980); DELL =
A. Ernout - A. Meillet, Dictionnaire Étymologique de la Langue
Latine (Paris, 1985);
LELN = M. Pittau, Lessico Etrusco-Latino comparato col
Nuragico (Sassari, 1984,
Editrice Chiarella).
| CA | NETH | LVSL | TECVM | UNI MAE | TINS THNE | TIN THVF | TIN CILEN | CILENSL | VETISL | CVL ALP | CELS | TLUSCV | LETHNS | SELVA | FUFLUNS | TINS TH NETH | CATHA | THUFLTHAS | FUFLUS | TINS THVF | LASL | LETHN | PUL | TVNTH | MARISL LATH | LETA | TUR | TLUSC MAR | MARI | HERC | METLVMTH | LETHAS | SATRES | LVSL VELX | TLUSC | LETHAS | SELVA | CILEN | //USILS / TIVR
| di Catha | di Nettuno | del Liberatore | di Tecum (?)| di Giunone - di Maia | di Tinia - di Aurora | di Tinia - di Thufultha | di Tinia - di Notturno | di Notturno | di Veiove | di Culsone - di Alpanu | della Terra | di Tluscu (?)| di Lete | di Silvano | di Libero | di Tinia - di Thufultha - di Nettuno | di Catha | di Thufultha | di Libero | di Tinia - di Thufultha | di Lasa | di Lete | di Polluce | di Tindaro | di Marte - di Latona | di Leda | di Venere | di Tluscu (?) - di Marte | di Marte | di Ercole | nella federazione | di Leda | di Saturno | del Liberatore - di Vulcano | di Tluscu (?)| di Leda | di Silvano | di Notturno | // del Sole - della Luna
cath è l'abbreviazione di cathas «di Catha»; vedi sotto.
neth è l'abbreviazione di nethunsl «di Nettuno».
lvsl (in genitivo) potrebbe corrispondere al greco Lysios «il Solutore, il Liberatore», che era un epiteto di Dioniso. In subordine si potrebbe richiamare il greco Loxías «l'Ambiguo», epiteto di Apollo, che veniva denominato in questo modo per le risposte ambigue dei suoi oracoli. Se questa seconda interpretazione fosse esatta, verrebbe tolta l'incongruenza costituita dall'assenza, nel testo del fegato, di un dio tanto importante come era Apollo, sicuramente conosciuto dagli Etruschi, come dimostrano anche numerosi testi scritti, che registrano il suo nome come Apulu od Aplu.
tecvm è un dio o un semidio finora sconosciuto, che probabilm. è nominato nel Liber linteus (XII.5) come tecum. Se però il gruppo vm della riga sottostante fosse da considerare a sé, allora questo potrebbe essere l'abbreviazione di umaele, umaile, nome di un personaggio mitologico che compare in quattro specchi etruschi (ThLE I 356).
uni quasi sicuramente è l'abbreviazione di unial «di Giunone» (iscr. 399, 644, 877 TET).
mae forse indica Maia, che era la madre di Mercurio e una delle Pleiadi.
tin(-s) «(di) Tinia», che era la suprema divinità maschile degli Etruschi, corrispondente a Iupiter dei Latini e a Zeus dei Greci (iscr. 290, 608, 657 TET).
thne forse è l'abbreviazione di thesane(s) «(di) Aurora» (Pfiffig).
thvf quasi certam. abbreviazione di thvfltha(-s) (vedi sotto).
cilen è l'abbreviazione del seguente cilens(-l) «(di) Notturno» (lat. Nocturnus «Dio della Notte»), con una corrispondenza suggerita dalla sequenza delle divinità indicata da Marziano Capella (cfr. A. Maggiani e E. Simon, Il pensiero scientifico e religioso, in M. Cristofani, Gli Etruschi ecc., pagg. 139-141).
vetis(-l) = lat. Vedius, Vediovis, Veiovis divinità infernale; è anch'esso in genitivo (A. Maggiani e E. Simon, op. cit.).
cvl può essere l'abbreviazione di culsu (genitivo culsl; iscr. 131 TET), nome della dea infernale custode della porta dell'oltretomba (CIE 1812), oppure l'abbreviazione del nome del suo compagno culsans, dio bifronte, che era analogo al lat. Ianus (iscr. 640 TET).
alp molto probabilmente è l'abbreviazione di alp(a)nu(-s), nome di una delle Lase (vedi sotto).
cels «della Terra» (iscr. 368, 621, 625 TET corrige).
tlusc(v) nome di una divinità sconosciuta oppure finora non identificata.
lethn(-s) «(di) Lete», che era il fiume infernale dell'oblio, dal greco Léthe (nella forma dell'accusativo); da questo vocabolo etrusco probabilmente è derivato il lat. let(h)um «morte», il quale finora risulta di etimologia incerta (DELL).
selva è l'abbreviazione di selvansl «di Silvano» (iscr. 504, 559, 641, 696 TET; LELN 233).
fufluns «Libero» o «Bacco», dio del vino (iscr. 336 TET) (A. Maggiani e E. Simon, op. cit.); è da sottintendere il genit. fuflunsl.
tins th corrisponde al già visto tin thvf «di Tinia (di) Thufultha», però con la desinenza s del genitivo.
catha è la divinità femminile del sole, che Marziano Capella chiama filia Solis (iscr. 131, 190, 373, 622, 823 TET) (A. Maggiani e E. Simon, op. cit.).
thufltha(-s) è la dea etrusca del mondo sotterraneo dei morti, corrispondente pertanto alla lat. Proserpina (iscr. 149, 435, 447, 652, 654 TET).
fuflus è una abbreviazione del già visto fufluns.
lasl sembra il genitivo di lasa, che era il nome di divinità femminili di ordine inferiore, accompagnatrici di altre superiori.
pul probabilmente è l'abbreviazione di pultuce «Polluce», uno dei Dioscuri, con un riferimento alla costellazione dei Gemelli (iscr. 156, 208 TET).
tvnth probabilm. è l'abbreviazione di tuntles «di Tindaro» (ThLE I 348), che era il padre dei Dioscuri.
marisl «di Marte» (iscr. 476 TET), in genitivo.
lath probabilm. è l'abbreviazione di *lathuns(-l) «(di) Latona», madre di Apollo e Diana, derivato dal greco dorico Lató.
leta(s), lethas probabilm. è da interpretare «di Leda», moglie di Tindaro e madre dei Dioscuri, dal greco Léda.
tur = turans «di Venere» lettura e interpretazione di A. Morandi, Nuovi lineamenti di lingua etrusca, Roma, 1991, pagg. 200-202.
mar, mari probabilm. è l'abbreviazione di marisl, già visto.
herc è l'abbreviazione di hercles «di Ercole».
metlvmth «nella (con)federazione (etrusca)» (in locativo) od anche «durante la (festa, anche religiosa, della) confederazione», in complemento di tempo, dunque (iscr. 99, 131 TET).
lethas così mi sembra che si debba correggere il letham del testo.
satres «di Saturno», in genitivo.
velkh è molto probabilm. l'abbreviazione di *velkhansl «di Vulcano» (iscr. 856 TET).
usils «del Sole» (iscr. 934 TET), in genitivo.
tivr è l'abbreviazione di tivrs «della Luna» (iscr. 181, 718, 748 TET). È da precisare che questi due ultimi vocaboli risultano incisi nella parte posteriore del fegato.