Origine del nome di LIVORNO
Per quanto sono riuscito ad appurare, si sono interessati della etimologia del toponimo toscano Livorno soltanto tre linguisti propriamente detti, Silvio Pieri, Giuliano Bonfante e Carla Marcato, e gli ultimi due in maniera molto limitata e marginale<1>. Ma tutti e tre hanno praticamente lasciato del tutto aperta e cioè irrisolta la questione.
Silvio Pieri ha chiamato in causa, in via ipotetica, i gentilizi lat. Leburnius, Liburnius (RNG), ma ha chiuso con questa considerazione finale: «Come etimo fa concorrenza bensì liburna brigantino, feluca. È una vecchia e ben nota etimologia, che non si potrà escludere, ma rimarrebbe del tutto oscura la ragione dellapplicazione».
A me sembra di poterla indicare questa ragione e in maniera molto verosimile.
È cosa abbastanza nota che nel mondo antico nella massima parte dei casi i porti erano costituiti dalle foci dei corsi dacqua, entro le quali si infilavano le navi, con lintento di trovarvi acque meno mosse di quelle del mare. In effetti il vocabolo porto è chiaramente connesso con laltro porta, e infatti ogni porto costituiva una porta o un ingresso nel territorio antistante. E intorno a ogni porto nasceva quasi sempre un centro abitato o una città portuale.
Si intravede abbastanza chiaramente che anche il porto e il centro abitato di Livorno siano sorti nella foce di un ramo del fiume Arno, nel suo delta che andava dai Monti Pisani fino alle colline che circondano Livorno; delta che di certo era costituito da vari rami del fiume, i quali però sono in massima parte scomparsi quando si è proceduto alla arginatura della foce del fiume e soprattutto quando si è creato lodierno grande canale scolmatore, che partendo a valle di Pontedera sfocia proprio alle porte di Livorno. Daltronde è un fatto che tutta la zona posta fra Pisa e Livorno è tuttora attraversata da una rete di canali e qualcuno di questi arriva proprio a Livorno. È anche molto probabile che quel ramo del fiume si identificasse col fosso dellArnaccio (si badi al nome!), il quale partendo da Cascina finisce col fondersi col citato canale scolmatore.
Ebbene è logico ritenere che in antico le liburne - che erano imbarcazioni leggere nella foce-porto di Livorno fossero necessarie sia per attraversare il ramo del fiume sia per risalirlo. È appena il caso di ricordare che nel passato i fiumi servivano parecchio come vie di comunicazione per il trasporto degli uomini e delle merci e che inoltre il risalire un giume era nel passato molto più facile che nel presente, sia perché i corsi dacqua di certo erano più ricchi dacqua di adesso, sia perché le imbarcazioni avevano una chiglia molto più bassa o meno profonda di quelle moderne.
Ma la presenza di liburne che ovviamente potevano essere anche numerose - nella foce-porto di Livorno si poteva spiegare anche col fatto che esse fossero utili come traghetti verso lisola dElba e anche verso la Corsica e la Sardegna, con la stessa identica funzione di collegamento che i traghetti del porto di Livorno assolvono anche nel presente rispetto a quelle tre isole.
Da documenti storici ben precisi e chiari sappiamo che il dominio territoriale della Repubblica di Pisa comprendeva anche il porto e il centro abitato di Livorno. Per il quale anzi la Repubblica manifestò un forte interesse soprattutto dopo che cominciò a constatare linterramento che stava subendo il porto di Pisa e inoltre il suo allontanamento dal mare Tirreno in conseguenza della grande massa di detriti trasportati dallArno. E dunque la Repubblica di Pisa in effetti era costretta a delegare al porto di Livorno i collegamenti marittimi e insieme gli interessi politici e commerciali, che essa aveva per le tre citate isole.
Sia il Pieri che la Marcato hanno messo in rilievo che le più antiche attestazioni di Livorno lo presentano come femminile Livorna, forma che può derivare tranquillamente dal citato appellativo lat. liburna. In questo modo appunto Livorna viene citata per la prima volta da una pergamena dellanno 904 d. C.
Daltra parte è un fatto che il toponimo ricorreva nel passato e ricorre nel presente nella forma maschile Livorno. E per questa forma io richiamo laltro appellativo lat. liburnus, che significava «portatore, facchino, usciere di tribunale» (Marziale 1.49.33; Giovenale 6.477) e che io, per il nostro caso, interpreto come «traghettatore, passatore», anche in questo caso da intendersi pure con valore plurale.
Cè poi da precisare che delle due varianti Livorna e Livorno non è affatto necessario privilegiare luna con esclusione dellaltra: in realtà il porto e il centro abitato che si formò sulla riva di un ramo dellArno poteva essere chiamato Livorna se si faceva riferimento alle imbarcazioni che traghettavano i passeggeri e le merci, poteva essere chiamato Livorno se si faceva riferimento ai conducenti delle imbarcazioni o traghettatori.
In quanto precede è implicito che quella su indicata è propriamente una derivazione latina, ossia una derivazione da due appellativi latini. Però già il Pieri aveva intravisto che nella sostanza gli appellativi latini richiamati erano di lontana origine etrusca, come dimostra il fatto che egli incluse Livorno fra i toponimi toscani di origine etrusca.
Ed io aggiungo che la matrice etrusca del nostro toponimo è chiaramente dimostrata dal suffisso rn-, che si ritrova in altri appellativi o toponimi latini di origine etrusca: alaternus, Aternus, basterna, Calesterna, Calpurnius, caverna, Ceternius, cisterna, cuturnium, fusterna, laburnum, lacerna, Manturna, Minturnae, nassiterna, santerna, Saturnus, silicernium, taberna, viburnum, Volturnum/s, ecc. <2>.
Ma unaltra prova della matrice etrusca degli appellativi latini liburna e liburnus si trova in questa circostanza: Properzio (3.11.44) e Lucano (8.38) parlano di rostra Liburna «rostri di navi liburne» e daltra parte Plinio il Vecchio (VII.52.29) dice che era stato un Etrusco di Pisa ad applicare per primo i rostri alle navi per speronare quelle avversarie.
In un suo breve commento al Pieri ha scritto Giuliano Bonfante: «Ma liburna nome di nave sarà certo dal popolo illirico dei Liburni nel Quarnero, da cui forse il nostro Livorno». A mio avviso però il Bonfante ha errato circa il verso della derivazione: saranno stati i naviganti del Quarnaro (Istria) ad aver derivato il loro nome dalluso che facevano delle liburne e non il contrario. Ed essi avranno appreso luso delle liburne e il loro nome dagli Etruschi dellAdriatico, quelli di Adria e di Spina, che erano proprio di fronte allIstria.
Più esattamente si può con tutta verosimiglianza pensare che i Liburni avessere derivato il loro nome dallappellativo lat. liburnus «portatore, trasportatore», nel modo analogo in cui nei secoli XVII e XVIII gli Olandesi si acquistarono la nomea di «carrettieri del mare».
In Italia esiste un altro centro abitato chiamato Livorno, e precisamente Livorno Ferraris, così denominato dal fisico Galileo Ferraris, che vi ebbe i natali. Si trova nella provincia di Vercelli, in una zona puressa attraversata da numerosi canali o corsi dacqua. E in questo caso si deve pensare ad un antico liburnus «traghettatore, passatore» di qualcuno di quei canali o corsi dacqua.
In ultino, in latino esisteva anche una pianta chiamata liburnia, la Agrimonia eupatoria L.: sicuramente è da riportare allappellativo liburna, però non si intravede la ragione di questa derivazione o connessione.
NOTE
<1> Pieri S., Toponomastica della Toscana meridionale (valli della Fiora, dell'Ombrone, della Cècina e fiumi minori) e dell'Arcipelago toscano, Siena 1969 (riveduto da Giuliano Bonfante) (Accademia Senese degli Intronati), pag. 25. Carla Marcato nel Dizionario di Toponomastica storia e significato dei nomi geografici italiani, a cura di G. Gasca Queirazza, C. Marcato, G. B. Pellegrini, G. Petracco Sicardi, A. Rossebastiano, Torino 1990, UTET, pag. 357.
<2> Cfr. Pittau M., Dizionario Comparativo Latino-Etrusco, Sassari 2009 (Libreria Koinè), s. vv.