ORIGINE DEGLI ETRUSCHI
E DELLA LORO LINGUA
Chiedo in anticipo scusa all'architetto Francesco Bandini se mi permetto di interloquire con lui per quanto ha scritto, in un articolo di quasi identico titolo, nel precedente fascicolo de «il Governo delle idee», dandogli sia ragione sia torto.
Premetto che ho pubblicato 8 (otto) libri sulla lingua etrusca, fra cui il recente Dizionario della Lingua Etrusca (Sassari 2005), unico fino ad ora pubblicato ed esistente, il quale mi è costato più di 25 anni di lavoro e che contiene circa 8.500 vocaboli etruschi, cioè tutti quelli rinvenuti fino all'anno 2005. E poi il recentissimo Dizionario Comparativo Latino-Etrusco (Sassari 2009, Libreria Koinè). Con tale mia esperienza di ricerca e di studio mi sento in grado di dire che le tesi sostenute da Giovanni Semerano sulla lingua etrusca non sono state accettate da nessun linguista di professione e neppure semplicemente prese in considerazione da loro, per il fatto fondamentale che esse sono fortemente deficitarie sul piano metodologico.
Per quanto invece l'architetto Bandini ha scritto sulla origine degli Etruschi, sono in grado di confermare le sue tesi, riportando alcune pagine di un mio libro intitolato Origine e parentela dei Sardi e degli Etruschi (Sassari 1995, ormai esaurito) e che compaiono anche in un altro mio recente libro intitolato Storia dei Sardi Nuragici (anno 2007, Libreria Koinè, Sassari).
Le tesi migrazionista e autoctonista sugli Etruschi
È cosa abbastanza nota che intorno all'origine degli Etruschi si è dibattuta nell'Europa moderna e colta, a iniziare dal secolo XIX, una lunga e travagliata questione imperniata su questo quesito: «Si deve prestare credito a Erodoto e ritenere vera la sua notizia circa la provenienza degli Etruschi in Italia dalla Lidia; oppure si deve accettare l'altra notizia di un altro storico greco, Dionisio di Alicarnasso, circa il fatto che gli Etruschi sarebbero stati autoctoni, ossia nativi proprio e soltanto dell'Italia?». Le due teorie antagoniste sull'origine degli Etruschi, quella migrazionista riferita da Erodoto e quella autoctonista prospettata da Dionisio, hanno per lungo tempo tenuto sotto pressione numerosissimi autori, storici archeologi linguisti e storici delle religioni. Quella migrazionista poi è stata complicata dallo storico tedesco Barthold Georg Niebuhr (1776-1831), con la sua tesi della emigrazione che sarebbe avvenuta per terra, attraverso la penisola balcanica; tesi però che è caduta quasi subito e del tutto, dato che è inimmaginabile lo spostamento della metà di un intero popolo attraverso le montagne, i fiumi, le paludi e le distanze di quella grande penisola.
Negli ultimi decenni, nonostante che l'attuale scuola archeologica italiana sia nella sostanza favorevole alla teoria autoctonista di Dionisio, non si può negare che ormai si sono fatti più numerosi gli studiosi favorevoli alla teoria migrazionista di Erodoto e si tratta in particolare non solamente di archeologi, ma anche e soprattutto di storici propriamente detti, di storici delle religioni e di linguisti.
Facendo riferimento al campo specifico della linguistica storica o glottologia, è un fatto che i più recenti interventi che i linguisti hanno fatto sulla classificazione della lingua etrusca, cioè quelli di Albert Carnoy, Marcello Durante, Vladimir Georgiev, Onofrio Carruba, Francisco R. Adrados, Alessandro Morandi e Helmut Rix, hanno mostrato significative connessioni fra questa lingua e alcune antiche dell'Asia Minore. E anche l'autore della presente opera, che si interessa a fondo della lingua etrusca ormai da 30 anni, è dell'avviso che essa sia da connettere appunto con lingue anatoliche e in particolare con quella lidia e inoltre ritiene che la tesi erodotea della migrazione dei Tirreni/Etruschi dalla Lidia in Italia sia l'unica da accettarsi.
Riesce quasi impossibile comprendere gli esatti motivi per i quali da tutto un gruppo di studiosi moderni sia stata rifiutata la tesi migrazionista di Erodoto e accettata invece quella auctotonista di Dionisio di Alicarnasso. In primo luogo infatti è indubitabile che a favore di Erodoto interviene la priorità cronologica rispetto a Dionisio, dato che il primo era vissuto nel V secolo a. C. e quindi era molto più vicino nel tempo agli avvenimenti narrati, mentre il secondo ne era molto più lontano, essendo vissuto nel I secolo a. C. In secondo luogo Dionisio era tutt'altro che portato ad approfondire a dovere la storia degli Etruschi e a simpatizzare con loro, dato che era tutto inteso a sminuire il loro apporto alla creazione di Roma come città e a tentare di dimostrare che Roma invece era una creazione dei Greci.
In terzo luogo, mentre la tesi auctotonista di Dionisio non è stata confermata da alcun altro autore antico, quella migrazionista di Erodoto è stata accettata, condivisa e confermata da altri 30 autori antichi, greci e latini, e cioè: Ellanico di Mitilene, Timeo di Taormina, Anticle di Atene, Scimno di Chio, Scoliaste di Platone, Diodoro Siculo, Licofrone, Strabone, Plutarco, Appiano, Catullo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Silio Italico, Stazio, Cicerone, Pompeo Trogo, Velleio Paterculo, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Seneca, Servio, Solino, Tito Livio, Tacito, Festo, Rutilio Namaziano, Giovanni Lorenzo Lidio, C. Pedone Albinovano. Anche dando per scontato che molti di questi autori antichi in realtà si sono fatti la loro opinione su quella degli autori precedenti, pure codesta loro adesione ai precedenti è già per se stessa molto significativa.
Non solo, ma è molto significativo anche il seguente fatto: ancora in epoca romana gli abitanti della città di Sardis avevano la convinzione di essere imparentati con gli Etruschi dell'Italia, dato che nel 26 d. C. chiesero al senato romano - senza però ottenerlo - l'onore di poter innalzare nella loro città un tempio da dedicare all'imperatore Tiberio; e chiesero questo in nome di quei vincoli di sangue che li legavano agli Etruschi, vincoli dei quali gli stessi Etruschi erano ancora consapevoli e convinti, come dimostrava un loro decreto ricordato dai Lidi.
E non è assolutamente accettabile l'ipotesi che tutti i citati 30 autori antichi e inoltre gli abitanti di una città anatolica e infine quelli dell'Etruria si limitassero a ripetere quella che sarebbe stata la "leggenda" di Erodoto, dato che da un lato è accertato che la notizia della trasmigrazione degli Etruschi è spesso riferita da quegli altri autori con particolari che non risultano affatto nel racconto di Erodoto, dall'altro si deve considerare che - come ha giustamente scritto Sante Mazzarino - «gli antichi erano molto più critici di quanto noi moderni pensiamo». Fra di loro ci piace citare il giudizio di un autore classico, molto noto e autorevole anche in termini scientifici, L. A. Seneca: Asia Etruscos sibi vindicat «L'Asia rivendica a sé gli Etruschi». E c'è ancora da osservare e da sottolineare che nei tempi antichi «Asia» significava «Asia Minore» e in maniera particolare indicava la «Lidia».
A noi sembra logico e evidente che la testimonianza di 31 autori antichi, col padre della storiografia greca e occidentale in testa (Erodoto più altri 30), sia da privilegiare senza alcuna esitazione rispetto a quella del solo Dionisio di Alicarnasso. Inoltre non si può fare a meno di osservare che sorgono perfino molti e forti dubbi sulla "sensibilità storica e storiografica" di quegli studiosi moderni che invece sostengono la tesi autoctonista, che cioè di contro a 31 testimoni antichi preferiscono privilegiarne uno solo. (Ovviamente sono state tralasciate le note).
Massimo Pittau
Pubblicato nella rivista «Il governo delle idee», Firenze, 2009, num. 83, pagg. 85-88.