PARMA

CITTA' FONDATA DAGLI ETRUSCHI

 

Sono dell'avviso che gli storici ed i linguisti che si sono fino ad ora interessati dell'origine della città di Parma e del suo nome abbiano effettivamente raggiunto ed acquisito i termini essenziali per la soluzione della questione. Però da parte loro non solo non è stata finora prospettata una soluzione che sintetizzasse quei dati, ma - a mio giudizio - addirittura essi li hanno prospettati in termini divergenti, se non addirittura contraddittori. Ebbene, con questo mio breve scritto mi lusingo di prospettare una soluzione sintetica ed anche concorde di quei dati.

Inizio col dire che sono d'accordo con quegli autori, storici ed anche linguisti, che hanno prospettato per Parma una fondazione fatta dagli Etruschi ed anche una denominazione etrusca (ad es. E. Pais, P. Ducati, A. Cherpillod). A questo fine anche io presento i seguenti antroponimi etruschi che mostrano di essere corradicali col nostro toponimo: [P]armeal (Ta 1.226), Parmni (AT 1.16), Parm[nial] (AT 1.29; Pe 1.1130)(1).

In secondo luogo anche io richiamo l'appellativo lat. parma «scudo rotondo», che fino ad ora risulta essere privo di etimologia e che A. Ernout e A. Meillet giudicano «senza dubbio un prestito, come parecchi nomi di armi»(2). Gli stessi autori dicono che «l'ipotesi di un prestito dal celtico è basata sul nulla»(3).

Ma - domando io - prestito da quale lingua l'appellativo lat. parma «scudo rotondo»? Io non ho alcun dubbio: sia per motivi fonetici sia per motivi semantici secondo me il vocabolo deriva dall'etrusco.

Sul piano fonetico faccio notare la corrispondenza di ben quattro fonemi tra il lat. parma ed i citati antroponimi etruschi; sul piano semantico segnalo che Diodoro Siculo (XXII, 2,2; XXVIII, 2,1), sia pure in maniera implicita, afferma che sono stati proprio gli Etruschi ad usare per primi lo scudo di bronzo rotondo: «I Romani prima avevano scudi rettangolari per la guerra, più tardi vedendo gli Etruschi aventi scudi di bronzo, avendo adottato quest'uso, li vinsero». Che quello adoperato dagli Etruschi fosse proprio lo scudo rotondo, cioè la parma, in questo passo si deduce abbastanza chiaramente dalla sua contrapposizione con lo scudo rettangolare adoperato dai Romani.

Più in generale gli Etruschi avevano fama di avere inventato altre armi, ad esempio, la lancia usata dai veliti, il giavellotto e la tromba di guerra (Plinio, N. H., VII, 36). E d'altra parte, per la spedizione di Scipione in Africa del 205 a. C., Arezzo offrì 2 mila scudi, 2 mila elmi, 50 mila armi da getto (pila, gaesa, hastae longae) (Livio, XXVIII, 45, 14 segg.). E tutto questo si spiega alla perfezione col fatto che gli Etruschi erano grandi produttori ed insieme ottimi lavoratori dei metalli.

La connessione fra il nome della città di Parma e la parma «scudo bronzeo rotondo» è stata già indicata da altri studiosi: evidentemente all'inizio Parma non era altro che un campo trincerato rotondo proprio come uno scudo. Ma a me sembra che a questo significato originario se ne sarà aggiunto un altro, perfettamente congruente col primo.

C'è da premettere che la città di Cremona è stata ricordata da Tacito (Hist. 3,34) come propugnaculum adversus Gallos, per cui si può tranquillamente supporre che, molto tempo prima, anche al loro stanziamento di Parma gli Etruschi avessero attribuito la medesima funzione, quella di parma adversus Gallos «scudo contro i Galli» (ma ovviamente pensato e detto in etrusco e non in latino!).

E' appena il caso di ricordare che la presenza degli Etruschi nella zona di Parma ed anche oltre è dimostrata sul piano archeologico dal ritrovamento, nel 1877, a Decima di Gossolengo, del famoso fegato di Piacenza, quello adoperato dagli aruspici etruschi per esercitare e per insegnare la loro professione della aruspicina od epatoscopia.

Massimo Pittau

 

N O T E

 

1) Vedi H. Rix, Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen, 1991.

2) A. Ernout - A. Meillet, Dictionnaire Etymologique de la Langue Latine, IV Èdit., IV tirage, Paris, 1985, sub voce.

3) L'ipotesi dell'origine celtica del vocabolo era stata sostenuta, ad es., da S. Conway - J. Whatmough - S. E. Johnson, The prae-italic dialects of Italy, 3 voll.; ristampa anastatica, Hildesheim, 1968, vol. II, pag. 199.


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