LA SCRITTA DI SAN MANNO

 

È così chiamata perché risulta scolpita nell'ipogeo sepolcrale situato sotto la chiesetta di San Manno, adesso nella periferia di Perugia. L'iscrizione su tre righe risulta scolpita in alcuni massi della parete dell'ipogeo, sopra l'arco di ingresso della celletta laterale di sinistra. È stata assegnata al III/II secolo avanti Cristo (CIE 4116; TLE-TET 619; Pe 5.2).

CEHEN : SUTHI : HINTHIU : THUES : SIANS : ETVE : THAURE : LAUTNESCLE : CARESRI : AULES : LARTHIAL : PRECUTHURASI : / LARTHIALISVLE : CESTNAL : CLENARASI : ETH : FANU : LAUTN : PRECUS : IPA : MURZUA : CERURUM : EIN : / HECZRI : TUNUR : CLUTIVA : ZELUR [:](....)R

«Questo qui (è) il sepolcro sotterraneo di un solo Antenato. Queste tombe di questa famiglia (furono date) da costruire ad Aulo (figlio) di Larth per la gente dei Preconi / quelli (discendenti) da Larth (capostipite) (e) figli di Cestia. Questa (è la) cappella della famiglia Preconia, ivi non / sono da collocare ossuari e (vasi) fittili (né) urne singole (o) doppie (....)»

cehen «questo qui» è un dimostrativo di forma enfatica.

hinthiu «sotterraneo-a», forse da confrontare coi lat. infer(us) ed infra e col ted. unten «sotto».

thues è il genitivo del numerale thu «uno».

Per sians «antenato-a, progenitore-trice» vedi iscrizioni TLE-TET 476, 624, 651; è privo della desinenza del genitivo (siansl) perché questa compare in thues, a norma della "flessione di gruppo". thues sians «di un solo Antenato», cioè "facente capo ad un solo Capostipite di un'unica gente o famiglia".

etve probabilmente è il plurale del dimostrativo et, eth (vedi sotto) ed eta «questo-a» (iscr. TLE-TET 622).

thaure è una variante di thaura «giaciglio, letto funebre, tomba, sepolcro» dell'iscr. TLE-TET 419; è da confrontare coi lat. torus «letto funebre, bara» (finora privo di etimologia; cfr. DELL s.v.) e Taurii ludi, i quali erano giochi che si celebravano in onore degli dèi inferi (vedi tarils dell'iscr. TLE-TET 194). L'appellativo è privo della desinenza del plurale perché questa compare in etve, sempre per la "flessione di gruppo" (vedi iscr. TLE-TET 170).

lautnescle «di questa famiglia», da distinguere in lautnes-cle, appellativo e dimostrativo in genitivo (-cle genit. di ca «questo-a»; vedi iscr. TLE-TET 740, 890).

caresri «da curare, da costruire, da far costruire», gerundivo di un verbo già visto nelle iscr. TLE-TET 51, 135, il quale è da confrontare col lat. curare (courare, coirare, coerare), finora privo di etimologia (DELL s.v.) e che pertanto potrebbe derivare proprio dall'etrusco.

aules è in genitivo di attribuzione, analogo a quello di donazione (LEGL 136).

larthial per se stesso è ambiguo perché può essere il genit. di larth (masch.) e quello di larthi(a) (femm.) (LEGL 75); però in questa iscrizione il contesto ci dice sicuramente che è maschile.

precuthurasi «per la gente o famiglia Preconia», dativo sigmatico di comodo al singolare. Il gentilizio in origine era un cognomen ed è da confrontare con quelli lat. Preco,-onis, Praeconius, nonché con l'appellativo praeco,-onis «araldo, banditore», che finora risulta privo di etimologia (LELN 220 anche da correggere), per cui probabilmente è di origine etrusca. Il suffisso -thur serve ad indicare «famiglia, gente, collegio, consorteria».

larthialisvle letteralmente «di quella di Larth» (in genitivo), è il gentilizio pronominale con richiamo al capostipite. È una forma arcaica, mentre quella recente sarebbe stata larthialisle.

cestnal «di Cestia»; il suffisso antroponimico -na corrisponde a quello lat. -ius.

clenarasi «per i figli» dativo sigmatico di comodo al plurale, apposizione concordata a senso con precuthurasi, che invece è al singolare.

Fino a questo punto l'iscrizione ha parlato della appartenenza e della costruzione dell'ipogeo sepolcrale; adesso inizia una seconda parte di carattere prescrittivo, che riguarda la cappellina laterale sinistra e che costituisce un divieto.

eth «questo-a» dimostrativo che ricorre anche nelle varianti et, eith, eit, eta.

fanu corrisponde al lat. fanum «tempietto, cappella» (LELN 132) e qui indica la cappellina laterale sinistra, nella quale, perché dedicata e riservata al culto degli antenati, è fatto divieto di collocare ossuari, urne e vasellame dei corredi funebri; questi invece vanno collocati nel vasto ipogeo propriamente detto.

lautn = lat. familia, gens, viene comunemente e probabilmente con ragione confrontato con l'indoeuropeo *leudh-«stirpe» (vedi iscr. TLE-TET 450). È privo della desinenza del genitivo perché questa compare nel gentilizio successivo, sempre per la norma della "flessione di gruppo".

ipa «ivi» o, in subordine, «dove» (iscr. TLE-TET 131).

murzua «urne, ossuari», plur. di murs dell'iscr. TLE-TET 420.

cerurum è da distinguere in cerur-um; cerur è probabilmente il plur. di un participio passivo sostantivato del medesimo verbo del già visto caresri e sembra significare «(vasi) fittili» (quelli dei corredi funerari), letteralmente «(oggetti) fatti».

-um è una congiunzione copulativa enclitica (iscr. TLE-TET 232, 233).

ein «non» particella negativa già vista nelle iscr. TLE-TET 515, 593 (LEGL 101, 122, 129).

heczri «da porre, da mettere, da collocare», al gerundivo; è la medesima forma verbale del già visto caresri.

tunur «singole», zelur «doppie», plur. di numerali distributivi derivati rispettivamente da tu, thu «uno» e da zal «due».

clutiva è il plur. kluti «vaso, recipiente» (iscr. TLE-TET 710); il contesto fa intendere che qui significa «urne» cinerarie, singole oppure doppie o "bisome", contenenti cioè le ceneri di un solo individuo oppure quelle di due coniugi.

[:](....)r è un vocabolo scomparso per lo sfaldamento del masso; sarà stato un sostantivo oppure un aggettivo concordato al plurale coi tre precedenti (1).

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(1) Questo studio, anticipato in TET 619 e letto nel «Sodalizio Glottologico Milanese» nella seduta del 25.2.1991, è stato pubblicato nel vol. Studia linguistica amico et magistro oblata - Scritti alla memoria di Enzo Evangelisti, Milano 1991, Edizioni UNICOPLI, pagg. 321-323.

 


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