TALAMONE (Grosseto) 

toponimo etrusco


Già il molto benemerito linguista Silvio Pieri aveva prospettato come di origine etrusca il nome di Talamone, frazione di Orbetello, in provincia di Grosseto (in latino Telamon,-onis) e inoltre del Monte Talamone, presso Staggiano, in provincia di Arezzo (TVA 50, TTM 42). Però il richiamo alla base etrusca fatto dal Pieri non era, a mio giudizio, esatto e pertanto io lo correggo oggi in quest’altro modo: gentilizi etr. TELMU, TULUMNE da confrontare con quelli lat. Talamonius, Tolumnius (RNG; DETR, DICLE). 

Ciò detto, è possibile trovare il significato esatto del nostro toponimo, ossia si conosce qualche appellativo al quale il toponimo potrebbe corrispondere? A mio giudizio, sì. Innanzi tutto è da richiamare l’appellativo lat. telamon,-onis «telamone, cariatide maschile», del quale Vitruvio (de Architectura, 6, 7, 6) ha scritto testualmente: Si qua virili figura signa mutulos aut coronas sustinent, nostri telamones appellant cioè «(i Greci chiamano atlanti) quelle statue di figura maschile che sostengono mensole e cornicioni, che i Romani invece chiamano telamoni». Poi ha aggiunto: «Perché poi in latino si chiamino così non saprei dire, né ho mai letto in nessuna parte». L’Autore latino non aveva pensato che l’appellativo potesse derivare dall’etrusco TELMU, TULUMNE o perché ignorava questa lingua o perché non la ricordava bene. 

Si deve innanzi tutto considerare che in etrusco è quasi certo che la radice *TUL- significhi «sollevare»: confronta nel Liber linteus di Zagabria CISUM PUTE TUL «e tre volte solleva il calice» (proprio come il lat. tollere «sollevare»), ragion per cui siamo indotti a ritenere che in effetti telamone significasse «sollevatore, sostenitore». 

Riferito l’appellativo etr. TELMU, TULUMNE «sollevatore, sostenitore» al centro abitato di Talamone si possono prospettare tre differenti spiegazioni: I) L’appellativo si riferiva propriamente al colle detto adesso Talamonaccio indicandone la “prominenza” a picco sul mare (sulla cima sono stati trovati i resti del tempio col famoso frontone dei Sette a Tebe); II) si riferiva agli “scaricatori” del porto sottostante; III) si riferiva a delle gru a bilanciere adoperate per caricare e scaricare le navi. 

Il lat. telamon,-onis infatti è certamente corradicale dell’altro appellativo lat. tolenno, tollenno,-onis «mazzacavallo» (attingitoio d'acqua a bilanciere), «macchina bellica d’assedio» (già prospettato come di origine etrusca; LEW, DELL, ESL 400) (suffissi -nn-, -on-; DICLE 13), sempre da confrontare coi gentilizi etr. TELMU, TULUMNE e inoltre con l'ital. altaleno/a «mazzacavallo» (DEI, AEI, DELI) (TETC 245; DETR 416). 

Il toponimo che stiamo esaminando esiste anche fuori della Toscana e cioè Talamon presso Novara e Telamone presso Sondrio. Anche per questi toponimi sono da prospettare le tre citate spiegazioni. Questi toponimi inoltre dimostrano l’ampia penetrazione che gli Etruschi fecero anche al di là del fiume Po, fin nel cuore delle Alpi, di certo alla ricerca di giacimenti di minerali.

Infine c’è da dire che è molto probabile che l’appellativo etrusco sia entrato anche nella lingua greca (si deve pur finire di ritenere che gli Etruschi non abbiano mai dato vocaboli anche ai Greci!), dando nome ad uno degli Argonauti, Telamone re di Salamina e padre degli eroi Aiace e Teucro (Ennio, scen. 325; Cicerone, Tusc. 3, 71; Orazio, Carm. 2, 4, 5). Ma dopo l’antroponimo è rientrato in Etruria, a denominare appunto Aiace Telamonio, etr. AIVAS TELMUNS, EIVAS TELMUNUS (ThLE, DETR). 

E se tutto questo è vero, si deve concludere dicendo che non è stato Telamone degli Argonauti a dare il nome alla città di Telamone (come finora si era da molti pensato), ma al contrario è stata questa a dare il nome a quello.

Massimo Pittau 


Studio che verrà pubblicato nella rivista di Firenze «Microstoria».



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