Sul significato e l'origine del toponimo Fonni avevo sostenuto, nel mio libro del 1994 Ulisse e Nausica in Sardegna(1), che probabilmente derivava dalla locuzione lat. (villa) Fonni «(tenuta) di Fonnio», da un gentilizio lat. Fonnius,
che è realmente documentato, anche se non in Sardegna(2). In
seguito però avevo rinunziato a questa mia etimologia ed avevo
invece connesso il toponimo col fitonimo protosardo tzonni
«giunco spinoso», «sparto»,
«carice»(3). Ciò che mi aveva spinto a cambiare
parere era stata la considerazione che era piuttosto dubbia
l'eventualità che i Romani fossero andati ad impiantare una loro
villa «tenuta, fattoria, masseria» nella
località abitata più alta dell'Isola e soprattutto nel
cuore della "Sardegna resistenziale", quella degli Ilienses o Barbaricini, i perenni ribelli al dominio di Roma.
Senonché, avendo mandato avanti ulteriori studi sulla conquista
della Barbagia effettuata dai Romani e sulla sua latinizzazione
linguistica, mi sento di poter ritornare con tutta tranquillità
a quella mia prima spiegazione.
A tal fine due fatti del tutto accertati mi sembrano particolarmente importanti.
2) Come ho avuto modo di dimostrare in un mio recente articolo intitolato La latinizzazione linguistica della Barbagia(4),
anche nelle zone interne e montane della Sardegna hanno finito con lo
stabilirsi numerosi ex-militari romani. Questi si unirono a donne
barbaricine, le quali del resto erano ormai rimaste senza compagni,
dato che molti di loro erano stati uccisi o venduti come schiavi nelle
lunghe e cruente azioni di guerra sostenute contro gli invasori Romani.
In seguito ad ulteriori e recentissimi studi ho appurato che è
veramente elevato il numero degli ex-militari romani che si sono uniti
a donne sarde e si sono stabiliti definitivamente in Sardegna e pure in
Barbagia, in Ogliastra e nelle zone interne. Si faccia attenzione a
questo elenco di attuali cognomi sardi attestati nella Sardegna
interna: Catte, Cattide, Fenude, Marche, Menne, Merche, Nonne, Secche, Tedde, i quali possono con tutta tranquillità essere riportati ai seguenti gentilizi o cognomina latini: Cattus, Cattidius, Venutus, Marc(i)us, Mennius, Mercius, Nonn(i)us, Seccius, Tell(i)us.
Chiaramente i citati cognomi sardi conservano la vocale del caso
vocativo latino, come capita di frequente anche in altri domini
linguistici(5).
E poi questi altri cognomi sardi: Asproni, Calvisi, Cherchi, Chironi, Cugusi, Curreli, Fanni, Fresi, Goddi, Mameli, Marchi, Masili, Masuri, Mauddi, Monni, Mugoni, Muroni, Musuri, Nonnis, Orani, Salari(s), Secchi, Tatti, Useli, Verachi, i quali possono essere riportati con tutta tranquillità ai seguenti gentilizi o cognomina romani: Aspronius,
Calvisius, Cercius, Ceronius, Cocusius, Currelius, Fannius, Fresius,
Collius, Mamelius, Marcius, Masilius, Masurius, Magullius, Monnius,
Mugonius, Muronius, Musurius, Nonnius, Oranius, Salarius, Seccius,
Tattius, *Uselius (cfr. Usenius), Veracius.
Anche i cognomi sardi di questo secondo elenco possono essere
interpretati in regolare caso vocativo oppure in caso genitivo secondo
una di queste probabili locuzioni latine: villa vel fundus vel praedium Asproni «tenuta o fondo o podere di Aspronio», ecc.
Per il vero il toponimo Fonni viene pronunziato effettivamente (F)Onne e precisamente Onne nel paese e Fonne nei paesi vicini. In questa forma la vocale finale -e
si può del tutto facilmente interpretare o come un successivo
adattamento di modalità latina (in caso vocativo) oppure di
modalità proporzionale logudorese. Offre una buona prova della
originaria vocale finale -i del nostro toponimo il cognome sardo Onni(s)
che ne è derivato e che risulta diffuso soprattutto nel
Campidano, dove da sempre i pastori fonnesi sono andati a svernare con
le loro greggi.
La presenza dei Romani e addirittura di un presidio militare romano a
Fonni è sicuramente documentata sul piano archeologico. A Fonni
e nelle sue immediate vicinanze sono state rinvenute 6 iscrizioni
latine(6); nelle vicinanze di Fonni si trovano due ponti romani, quello
di Gúsana e quello detto de su Vicáriu,
nella odierna strada Fonni-Lodine. Questi due ponti ci danno una buona
conferma della presenza di un presidio militare romano a Fonni: siccome
i due ponti non sembrano strettamente indispensabili rispetto ai due
corsi d'acqua scavalcati, si intravede che essi sono stati costruiti
dai militari romani in sovrappiù, dato che questi, quando non
erano impegnati in effettive azioni di guerra, per non farli poltrire
venivano adibiti all'attuazione di lavori stradali.
A Sorabile, valletta nei pressi di Fonni e mansione già citata tale e quale dall'«Itinerario di Antonino» (81, 2),
si trovano ancora i resti di edifici romani appartenenti ad un luogo di
culto dedicato a qualche divinità salutare e quindi usato anche
per bagni termali. Molto probabilmente questa divinità era Sárapis/Sérapis
«Serapide», dio egizio-greco, che Tolomeo I (305-283 a.C.)
era riuscito a diffondere in tutti i paesi del Mediterraneo. Ovviamente
c'è da ritenere che Serapide abbia sostituito o, meglio, si sia
assimilato con un precedente dio protosardo, che sarà stato Merre(7). Il
governatore romano della Sardegna C. Ulpio Severo, probabilmente
all'epoca di Traiano, ha dedicato al dio Silvano, protettore del bosco
che circondava Sorabile (nemus Sorabense) una lapide iscritta rinvenuta dentro l'abitato di Fonni.
Un'ultima, ma forse la più importante prova della abbastanza
lunga presenza dei Romani a Fonni è di carattere linguistico:
anche il dialetto di Fonni - come del resto anche quello di tutti i
paesi della Barbagia - è un parlare neolatino o romanzo, deriva
cioè direttamente e totalmente dalla lingua latina. Della lingua
che in precedenza gli Iliesi/Barbaricini del sito parlavano prima
dell'arrivo dei Romani restano adesso solamente scarsissimi relitti:
sono pochi appellativi protosardi o - come io ho cominciato a chiamarli
- sardiani, quasi tutti fitonimi o nomi di piante, che si conservano
nel lessico del dialetto fonnese, come del resto in quello dei paesi
circonvicini. Si conserva inoltre un discreto numero di toponimi
protosardi o sardiani che denominano altrettanti siti del territorio
comunale. Ed infine sono certamente due usanze fonetiche della loro
antica lingua quelle che i Fonnesi hanno conservato fino al presente:
il colpo di glottide adoperato rispetto alla consonante velare sorda (qorpus al posto di corpus, ecc.) e poi la avversione alla consonante -f- intervocalica (sa émina al posto di sa fémina, ecc.).
Tutto questo fa intendere in maniera certa che il sito di Fonni era
abitato già prima che vi arrivassero i Romani. Ed infatti nelle
immediate vicinanze del paese si trovano ancora i resti di alcuni
nuraghi ed anche domos de Janas. Probabilmente il nome del villaggio protosardo era Canío,
che adesso è il nome di uno dei più antichi rioni di
Fonni e che nel Medioevo era ancora citato come villaggio a sé: Petru de Canio(8).
Ovviamente si deve escludere che la villa Fonni
«tenuta di Fonnio» fosse stata fondata in vista della
coltivazione dei cereali, mentre si deve pensare ad una tenuta messa su
in vista dell'allevamento anche intensivo del bestiame, ovino bovino e
suino. Si deve considerare che la numerosa e famelica popolazione di
Roma non aveva bisogno solamente di grandi quantità di grano e
di cereali da importare dalla Sardegna, ma aveva anche necessità
di latticini, di carni, di grassi e soprattutto di pellame. In epoca
antica si faceva grandissimo uso del pellame, non solamente per gli
abiti e per le calzature, ma anche per le bardature degli animali
domestici e per tanti altri usi, per i quali in epoca recente il
pellame è stato sostituito da materiali di gomma e soprattutto
di plastica.
Massimo Pittau
NOTE
1) Edito a Nùoro nel 1994, pagg. 137, 153,180, 181, 183.
2) Solin H. et Salomies O., Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinorum, Hildesheim-Zürich-New York, 1988.
3) Prima in M. Pittau, I nomi di paesi città regioni monti fiumi della Sardegna - significato e origine, Cagliari, 1997; poi in M. Pittau, Dizionario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, II vol. pag. 600, Cagliari 2003, E. Gasperini Editore.
4) Pubblicato nei «Quaderni Bolotanesi», n. 20, anno 2003, pagg. 95-197.
5) Cfr. M. L. Wagner, La Lingua Sarda - storia, spirito e forma, Bern s.d. [1951], ristampa dell'editrice Ilisso, Nùoro, 1997, pag. 171.
6) Cfr. R. J. Rowland, I ritrovamenti romani in Sardegna, Roma, 1981, pag. 45-46.
7) Cfr. M. Pittau, I nomi di paesi ecc., Dizionario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, II vol. citati, alle voci San Nicolò Gerrei, Sarrabus, Macomer.
8) Cfr. Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, a cura di E. Besta - A. Solmi, Milano, 1937, scheda 82.