PROPOSTE FATTE E PROVVEDIMENTI DA PRENDERE
La Commissione regionale per la lingua sarda era stata nominata dall'Assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Sarda, il prof. Benedetto Ballero, nel mese di maggio del 1999 ed era composta in questo modo: Edoardo Blasco Ferrer, Antonietta Dettori e Giulio Paulis dell'Università di Cagliari, Massimo Pittau e Leonardo Sole dell'Università di Sassari, Roberto Bolognesi dell'Università di Amsterdam, Heinz Jürgen Wolf dell'Università di Bonn, Diego Corraine e Tonino Rubattu esperti di lingua sarda, Matteo Porru segretario; come rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione di Roma era stato nominato il dott. Luigi Clavarino. All'inizio del secondo anno dei lavori, il nuovo Assessore Pasquale Onida aveva integrato la Commissione con Ignazio Delogu dell'Università di Sassari, in sostituzione di uno studioso catalano che, pur nominato regolarmente, non aveva mai preso parte ai lavori precedenti.
La Commissione era stata nominata con tre precisi compiti: «elaborare e presentare a) una ipotesi di normalizzazione ortografica della lingua sarda; b) un progetto, anche se non esaustivo, di unificazione linguistica ad esclusivo uso dell'Assessorato; c) uno studio tecnico-scientifico circa l'applicabilità operativa di procedure e azioni... ».
Siccome col febbraio del 2001 la Commissione ha concluso formalmente i suoi lavori, mi sembra adesso molto appropriato l'invito che ci è stato fatto di trarre le conclusioni da quelle nostre proposte, anche in vista della loro eventuale applicazione pratica. Le nostre infatti non possono essere interpretate altro che semplici proposte teoriche, mentre i provvedimenti effettivi e le iniziative pratiche dovranno essere affrontati in tempi ravvicinati. Ebbene le conclusioni che io, a titolo strettamente personale, mi sento di poter trarre dai lavori della nostra Commissione sono le seguenti.
1) La proposta di una ortografia sarda unificata è stata da noi fatta e raggiunta con quasi perfetta unanimità. Con essa praticamente abbiamo dichiarato valida la grafia tradizionale della lingua sarda, con la eliminazione però di alcuni suoi difetti che sono conseguenti alla imitazione della ortografia della lingua italiana pure in alcuni punti che in questa risultano essere certamente difettosi e che quindi noi Sardi abbiamo il preciso interesse di eliminare dalla ortografia della nostra lingua (ad es. la mancata distinzione, nella ortografia italiana, fra la zeta sorda tz e quella sonora z). Le nostre proposte concrete risultano approvate e codificate nell'ultimo verbale dell'anno 1999, secondo il preciso limite di tempo che ci era stato imposto dalla convenzione firmata con l'Assessore alla P.I. Fra queste proposte risulta inclusa ed approvata anche quella che difende la scrittura tradizionale ed etimologica delle consonanti esplosive sorde in posizione intervocalica: appo, maccu, notte, otto, sette, tappu ecc. e non apo, macu, note, oto, sete, tapu ecc.
2) La formazione di una varietà sarda di riferimento che sia accettata da tutti, nel contesto della attuale situazione molto frammentaria dei dialetti e suddialetti del sistema linguistico sardo, è un evento altamente auspicabile e quindi da preparare e favorire in tutti i modi, anche se oggi nessun linguista, sociologo e politico potrebbe ragionevolmente e neppure lontanamente prevedere i tempi (di certo molto lunghi) e le modalità del suo realizzarsi.
Stante questa situazione sociolinguistica odierna, la «varietà linguistica di riferimento», di cui la Commissione ha prospettato un primo modello provvisorio, sperimentale e perfettibile, e che a me piace chiamare come si diceva nel passato «Sardo Illustre», deve intendersi valida, secondo il preciso dettato della convenzione firmata con l'Assessore alla P. I., «ad esclusivo uso dell'Assessorato», o al massimo, per la redazione degli «atti ufficiali della Regione Autonoma Sarda».
E in fine dei conti e nella sostanza non dovrebbe essere questo un uso molto ampio, dato che si può auspicare che vengano scritte anche in «Sardo Illustre» le leggi regionali, i proclami della Regione, i suoi messaggi agli altri organismi regionali, nazionali ed anche internazionali e niente più. Mi sembra invece che sia da escludere del tutto che il «Sardo Illustre» diventi anche la lingua della ordinaria amministrazione della Regione, e in maniera particolare del suo apparato burocratico-amministrativo. Infatti una eventuale duplice redazione, in italiano ed in sardo, della corrispondenza regionale non sortirebbe altro effetto che appesantire oltre misura l'apparato burocratico-amministrativo regionale, quello del quale già molti Sardi lamentiamo l'odierna notevole farraginosità e la grande lentezza.
Certamente si deve prevedere e consentire che un qualsiasi cittadino della Sardegna possa scrivere alla Regione ed anche agli altri enti ed uffici pubblici facendo uso della lingua sarda, in una qualsiasi sua varietà, secondo quanto prevede il punto 3 dell'art. 23 della Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26, ma dal dettato di questo stesso articolo non è previsto che il suddetto cittadino abbia il diritto ad avere una risposta scritta pur'essa in lingua sarda.
Ovviamente non mi sfugge che l'autorità politica della Regione ed a maggior ragione il Consiglio Regionale hanno piena capacità politica ed anche giuridica di ampliare anche di molto il su richiamato ambito di uso del provvisorio modello linguistico proposto «ad esclusivo uso dell'Assessorato», ma d'altra parte io dichiaro la mia piena convinzione che per il tempo presente e per quello futuro immediato non sia assolutamente opportuno proporre quel modello per ambiti più vasti e segnatamente per le scuole dell'Isola. Tale proposta in effetti verrebbe sentita dagli alunni, dalle famiglie, dagli insegnanti e anche dalla massima parte dei Sardi come una autentica costrizione od imposizione, la quale otterrebbe proprio l'effetto opposto a quello che ci si illuderebbe di conseguire. Io sono del tutto convinto che la reazione immancabile alla suddetta costrizione od imposizione potrebbe segnare negativamente e per sempre le sorti dell'auspicato processo di recupero e di rilancio della lingua sarda almeno negli aspetti e momenti essenziali della vita dei Sardi. Nel grave processo di dissardizzazione linguistica che l'intero popolo sardo ha subìto nell'ultimo secolo costituirà un notevole passo in avanti se esso accetterà di riprendere contatto e possesso della sua lingua nazionale, in una qualsiasi delle sue varietà dialettali e perfino suddialettali; e sarebbe un ancora più notevole passo in avanti se esso entrasse nell'idea e nella prassi di passare spontaneamente, almeno per competenza passiva, dal codice della grande varietà dialettale campidanese a quello dell'altra grande varietà logudorese e viceversa. In questo tempo presente ed in quello prossimo futuro non si può richiedere nulla di più dal popolo sardo, pena il totale e immediato fallimento del processo di riappropriazione della sua lingua nazionale.
3) Circa l'uso della lingua sarda nella nostra scuola dell'obbligo nel tempo presente ed in quello futuro immediato io mi sento di presentare questa proposta, che del resto è condivisa da altri autorevoli colleghi:
a) Sul piano del parlato o della lingua orale si dovrebbe fare preciso riferimento al suddialetto di ciascun centro abitato dell'Isola (ad Assemini, Villamassargia, Neoneli, Orgosolo, Luras, Arzachena, ecc. il rispettivo suddialetto locale); b) sul piano dello scritto invece gli insegnanti dovrebbero presentare agli alunni come modello la forma comune e letteraria di ciascuna grande varietà della lingua sarda, il campidanese nel Capo di Sotto e il logudorese nel Capo di Sopra; c) D'altra parte gli insegnanti dovrebbero preparare ed abituare i loro alunni ad un passaggio spontaneo da un codice dialettale all'altro; operazione che sarebbe facile mandare avanti facendo leggere e studiare agli alunni dell'area dialettale campidanese anche poeti e scrittori logudoresi e agli alunni dell'area logudorese anche poeti e scrittori campidanesi; d) Questa operazione didattica ed educativa dovrebbe essere mandata avanti anche nel contatto ed incontro delle aree dialettali campidanese e logudorese rispetto a quella gallurese-sassarese e viceversa.
Nelle classi delle scuole delle città sarde che siano frequentate da bambini e ragazzi che non parlino né capiscano la lingua sarda in nessuna sua varietà dialettale e suddialettale, si può ipotizzare di far loro imparare il «Sardo Illustre», quello che la nostra Commissione ha proposto per l'uso dell'Assessorato Regionale della P.I.
4) Nel Consiglio Regionale si dovrebbe consentire l'uso eventuale, da parte dei singoli consiglieri, di una qualsiasi varietà della lingua sarda ed anche del dialetto gallurese e di quello sassarese. E ciascun consigliere potrebbe richiedere la verbalizzazione del suo intervento appunto nella varietà linguistica da lui adoperata. Nei Consigli Comunali di ciascun centro abitato si dovrebbe poter adoperare il suddialetto locale oppure la corrispondente varietà dialettale comune o letteraria, campidanese o logudorese o gallurese-sassarese.
Termino col ribadire che nell'attuale momento storico della Sardegna, con le sue implicazioni politiche sociali e culturali, nulla di più e nulla di meglio si possa sperare di conseguire in vista del recupero e del rilancio della nostra lingua sarda. Io non ignoro che qualche mio collega di Commissione ha fatto e fa proposte molto più avanzate di queste mie, ma, col massimo rispetto del suo punto di vista ed anzi dichiarando di apprezzare la sua prospettiva di fondo, a me queste proposte sembrano poco realistiche e soprattutto poco o punto realizzabili, se non addirittura grandemente pericolose per le prevedibili reazioni negative che esse si trascinerebbero da parte della massima parte dei Sardi.
MASSIMO PITTAU
Sassari, via Roma 61, tel. 079/274635.